INTERVISTA DI CARLO SALA - Ottobre 2010
Alice Andreoli ha vinto la prima edizione del Premio di pittura Zingarelli-Rocca delle Macìe (curato da Simona Gavioli) con l’opera Per Aspera ad Astra.
La pittrice porta avanti una ricerca incentrata sulle tematiche del mondo giovanile, osservandone le varie sfaccettature. Si alternano momenti vitalistici e ludici a tensioni emotive cariche di una velata malinconia. Possiamo vedere un’intera generazione colta nei momenti in cui si dipana la sua “straordinaria” quotidianità, fatta di attimi in bilico tra eccessi, gioia e turbamenti.

COMPOS MENTIS Acrilico su tela cm 100x100 - 2010
Carlo Sala / Alice, hai vinto da pochi giorni un premio. Partiamo parlando della pittura in Italia: sembra che si stia costruendo - non senza fatica - una scena pittorica giovane. Come vedi la situazione?
Alice Andreoli / Negli ultimi sessant’anni si è assistito ad una continua azione distruttiva e dissacrante della pittura, intesa in senso tradizionale, e dell’arte in generale, fino ad arrivare alla negoziazione dell’immagine. Senza soffermarmi troppo sulla storia dell’arte degli ultimi decenni, pur tenendo conto della molteplicità delle manifestazioni artistiche legate ai nuovi linguaggi multimediali, mi sembra che la pittura giovanile, in questi ultimi anni, stia avendo un impulso notevole. Ciò serve a testimonianza del fatto che la tela ed il pennello sono ancora una modalità espressiva carica di potenzialità.
CS / Da cosa nasce l’interesse per rappresentare questi frammenti di vita giovanile?
Alice / Dalla constatazione che le giovani generazioni sembrano aver perso i punti di riferimento rispetto a quelle precedenti (famiglia, fede religiosa e altri valori condivisi). Vedo i miei coetanei sempre più smarriti di fronte ad una società che si occupa troppo poco di loro. Conseguenza di ciò è l’isolamento e il ripiegarsi su se stessi, cercando segni distintivi nella trasgressione.
CS / Con i tuoi quadri focalizzi un’età ben delineata: riflessione, critica o constatazione della realtà?
Alice / Per quanto mi riguarda, è una constatazione più che una critica. C’è un coinvolgimento empatico da parte mia in ciò che dipingo, proprio perché si tratta di giovani della mia generazione.
CS / I tuoi quadri hanno una forte connotazione temporale; una volta hai parlato di “senso di precarietà”….
Alice / Penso che oggi quelli della mia età (e forse non solo loro) vivano con un senso di precarietà che riguarda non solo il futuro, ma anche il presente. C’è un’evidente crisi di valori che condiziona la nostra vita.
CS / Dunque, le tue opere sono in un certo qual modo autobiografiche? Che rapporto c’è tra la tua storia personale ed i lavori?
Alice / Spesso è presente uno sfondo autobiografico in ciò che un pittore dipinge. Provo anch’io apprensione rispetto al mio futuro, mentre vorrei avere maggiori certezze. Il piercing e il tatuaggio stessi non sono più un segno distintivo.
CS / Quale significato ha, per te, il concetto di ‘libertà’?
Alice / Nessuno è libero, perché viviamo in un contesto dove la nostra libertà è minacciata ogni giorno. Per me ‘libertà’ significa dipingere un quadro ed esprimermi attraverso la pittura, senza pensare ad altro.
CS / Vedo uno stacco notevole tra alcuni quadri, in cui è narrato un forte vitalismo, e altri, in cui si percepisce una componente malinconica…
Alice / È vero. Questo dipende dal mio stato d’animo nel momento in cui mi accingo a dipingere: non sono sempre di umore costante. Posso passare dall’euforia alla tristezza - o viceversa - abbastanza rapidamente, a seconda della situazione di vita reale che vivo.
CS / Quanto è importante l’emozionalità nelle tua pittura?
Alice / L’emozionalità è fondamentale, e da essa deriva la scelta dei colori. I miei primi lavori avevano sfondo nero e comunque tonalità scure, mentre ora spazio in una gamma di colori più varia e vivace.
Inoltre spesso, quando dipingo, gradisco solo la compagnia di altri pittori, occupati come me nel loro lavoro, piuttosto che di persone estranee alla mia realtà professionale.
CS / Mi sembra che nelle tue opere tu sappia coniugare aspetti che nello stereotipo comune appaiono ‘duri’, con una delicatezza emotiva spiccata nelle espressioni e negli atti narrati, un po’ come accade anche, probabilmente, nella tua persona…
Alice / I miei soggetti sono spesso tormentati, quindi possono avere un impatto forte. Alcuni anni fa, come ti dicevo, il tatuaggio e il piercing per alcuni risultavano persino sgradevoli. Oggi, invece, la pratica del tatuaggio non è più un segno d’appartenenza a determinate categorie sociali, o di esibizionismo forzato. Resta però il fatto che i miei personaggi denunciano una fragilità interiore dietro questa apparente aggressività estetica… e sì, forse, in loro c’è qualcosa anche di me.

EX NIHILO CREVIT - Acrilico su tela cm 150x200 - 2010
CS / Ti senti ispirata da qualche moto creativo (parlo di qualsiasi genere: arti visive, musica, comunicazione)?
Alice / Mentre dipingo ascolto musica punk, perché mi dà la giusta concentrazione.
CS / A che opere stai lavorando? Come sta evolvendo la tua pittura?
Alice / Anche quando non ho particolari progetti, io devo sempre dipingere. Si tratta di un mio bisogno. Qualche anno fa dipingevo sfondi monocromi, in genere bianchi, per mettere in evidenza il vuoto esistenziale dei protagonisti, ma ora preferisco ambientare la scena in un contesto privo di riferimenti prospettici, inserendo elementi che diano l’illusione di un ambiente fuorviante e instabile.
CS / Una soddisfazione?
Alice / Vedere che le mie opere piacciono non solo alla mia generazione, ma anche a persone di varie fasce di età.
CS / Un rimpianto?
Alice / Non ho rimpianti di alcun genere, perché fortunatamente, fino ad ora, ho avuto la possibilità di vivere a Venezia, in un ambiente molto stimolante per un artista.
CS / Un sogno?
Alice / Il mio sogno? È lo stesso di molti artisti…

COACTUS VOLUI - Acrilico su tela cm 100x113 - 2010
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